| Le
dieci mosse per progettare ed avviare un'attività di e-commerce Avviare
un'attività di commercio elettronico non significa semplicemente aprire in
Internet una vetrina di prodotti e servizi più o meno sofisticata. L'e-commerce
racchiude in sé una serie di problematiche considerevoli.
La difficoltà nell'aprire un esercizio commerciale virtuale, non sta
esclusivamente nella risoluzione dell'aspetto tecnico, ma nell'insieme
complessivo delle conoscenze necessarie per realizzare l'intero dispositivo.
Questo speciale si pone l'obiettivo di inquadrare le macro aree di analisi e di
progetto che permettono di pianificare, progettare e realizzare un'attività di
vendita on-line. Ognuna di esse deve essere affrontata con attenzione, cercando,
eventualmente, le competenze mancanti nella propria impresa o attività al di
fuori di essa. La seria e precisa discussione di tutti gli aspetti è il
presupposto minimo per conseguire il successo nel commercio elettronico.
Il
business plan dell'e-commerce
Aprire un
negozio su Internet è, per certi aspetti, più impegnativo di avviare
un'attività commerciale tradizionale. Per questo motivo è importante
pianificare con precisione investimenti e costi
Il commercio
elettronico può essere intrapreso a diversi livelli in funzione della
dimensione aziendale e del grado di internazionalizzazione che si vuole dare
alla propria attività commerciale. Se è assodato che le grandi aziende
sviluppano il commercio elettronico secondo un modello quasi sempre proprietario,
un'attività di e-commerce di piccola/media dimensione può essere generalizzata
attraverso modelli standardizzati. Vi sono vari aspetti da considerare
nell'aprire un'attività commerciale: in questo speciale vogliamo indicare quali
sono le aree nodali di progettazione e valutazione.
Il primo distinguo da effettuare è relativo all'attività commerciale
tradizionale: se l'e-commerce rappresenta un nuovo canale da affiancare a quello
fisico, allora è possibile sfruttare parte delle infrastrutture già esistenti.
In questo caso, l'investimento iniziale è più contenuto e l'attività via rete
può essere interpretata come un nuovo punto vendita alla stregua di quello
tradizionale. Come accennato, l'investimento maggiore si ha quando l'attività
di e-commerce è totalmente nuova. In questo caso si possono distinguere diverse
macro aree cui corrispondono voci di costo. Alcune sono investimenti, altri puri
costi di gestione e mantenimento dell'attività stessa. Un buon punto di
partenza per il progetto dell'attività è studiare con attenzione le
caratteristiche del prodotto o servizio da vendere. Se si tratta di un bene
digitale cambia radicalmente l'intero dispositivo logistico (vedere pagina
54-56). Soprattutto è importante stabilire inizialmente il livello di
outsourcing che si intende adottare per la propria attività. Con il commercio
elettronico è possibile terziarizzare qualsiasi fase del processo di vendita,
ma ciò non sempre è conveniente.
Le prime voci di costo sono da imputare essenzialmente al progetto dell'attività
e quindi, in qualche misura, al business plan. Questo deve comprendere, in
funzione di parametri temporali, gli investimenti, le scelte strategiche e i
ritorni previsti. In questa fase non vi è il progetto dell'e-shop, ma i costi
di tale progetto e della sua implementazione nonché le caratteristiche
operative. Così vale per tutte le parti che concorrono alla realizzazione
dell'attività commerciale su Internet. In questa fase sono soprattutto da
valutati i costi e il livello di outsourcing da adottare da cui discendono anche
le scelte tecnologiche.
Un primo e semplice modo per ordinare le idee è suddividere tutto ciò che si
può gestire in modo virtuale, e tutto ciò che invece avviene nel mondo fisico.
Se l'attività di e-commerce tratta beni fisici, alle spalle della vendita vi è
tutto il processo produttivo e di approvvigionamento che deve essere progettato
per rispondere a criteri di estrema flessibilità. Infatti, uno dei vantaggi del
commercio elettronico è insito nella gestione delle scorte e del magazzino che
può essere teoricamente effettuato in forma snella e ridotta: se il processo
produttivo è particolarmente flessibile ed efficace, si può puntare alla
produzione su richiesta riducendo enormemente i costi logistici e di smaltimento
delle scorte. Queste voci rientrano nell'ambito della logistica che comprende
l'imballaggio dei beni, l'immagazzinamento, lo stoccaggio, il trasporto e lo
smaltimento in fine serie. La logistica è una di quelle aree operative che può
essere effettuata in outsourcing a qualsiasi livello, coinvolgendo una o tutte
le fasi citate. Le scelte dipendono essenzialmente dalle caratteristiche del
prodotto, dalle condizioni del mercato, dalle infrastrutture esistenti o
disponibili. Anche la consegna è parte del dispositivo logistico e deve essere
considerata attentamente perché dalla sua efficacia dipende la soddisfazione
del cliente. A tale riguardo, occorre porre l'accento che è importante valutare
quante e quali risorse umane impiegare nel dispositivo logistico, in quanto
dalla loro presenza dipende la possibilità di soddisfare bisogni specifici
degli acquirenti o problemi particolari che non possono essere generalizzati in
un dispositivo automatico.
Se la produzione precede il processo di vendita e la logistica lo chiude sul
cliente, in mezzo troviamo tutta l'infrastruttura informatica che gestisce la
vendita. Il modo più semplice per accedere al commercio elettronico, è
avvalersi di una delle offerte che i CSP mettono a disposizione. In questo caso
l'investimento è molto ridotto e si può costruire la propria vetrina
velocemente, sfruttando i modelli di database predefiniti. Questa soluzione è
ottimale per sperimentare il commercio elettronico, oppure per gestire un
catalogo prodotti ridotto o con poche varianti. È, infatti, la
personalizzazione che difetta in queste soluzioni che, pur essendo
pacchettizzate (in termini di servizi) non hanno la flessibilità di una
soluzione custom. La scelta di sviluppare una propria piattaforma a vari livelli
è quella più onerosa in termini di costo e d'implementazione, ma permette di
gestire l'attività commerciale senza limitazioni.
Marketing,
sistemi di pagamento e soluzioni software
Gli elementi
di comunicazione, di marketing e procedurali sono il cuore di un e-shop. Occorre
valutarli attentamente in fase progettuale.
La realizzazione
di un e-shop passa sempre attraverso il progetto di marketing/comunicazione, la
scelta delle tecnologie di pagamento e di vendita, l'implementazione e la
pubblicazione in Internet. La fase di progettazione in termini di marketing e
comunicazione studia le caratteristiche del prodotto, il tipo di comunicazione
che si vuole associare al proprio brand, le informazioni commerciali e di
servizio che devono essere sviluppate per arricchire e completare l'e-shop.
Questa fase è particolarmente critica perché determina concettualmente
l'efficacia dell'e-shop e mette a punto anche la struttura della vetrina in
termini di ramificazione delle merci e definizione delle varianti. Tale studio
è poi utile nel progetto del database che è il cuore nascosto di tutto il
negozio virtuale. Una seconda fase è quella di affrontare il delicato ambito
del pagamento (vedere articolo di pagina 78). Quest'ultimo andrebbe considerato
insieme a tutto ciò che rientra nella gestione amministrativa dell'attività
commerciale dove l'e-shop diventa il front-end o la cassa del bancone di vendita.
Attualmente, sono disponibili diverse possibilità per consentire il pagamento
all'acquirente e una scelta da affrontare in prima istanza è quella relativa
alla forma: transazione online tramite carta di credito oppure offline tramite
una qualsiasi forma di riscossione (bonifico, assegno ecc.). Nel primo caso è
possibile avvalersi di servizi di pagamento totalmente in outsourcing in cui
l'acquirente trasmette il proprio numero di carta di credito direttamente al
fornitore di servizio (un gateway payment della banca), sgravando il gestore
dell'e-shop da tutto ciò che comprende la gestione dei dati riservati che si
riflette sulla complessità e sull'investimento infrastrutturale. Di contro,
tale gestione non è centralizzata e non permette di verificare in tempo reale
il completamento del processo di transazione monetaria.
Questa soluzione mette in pratica il massimo grado di outsourcing e permette di
risparmiare notevolmente sull'investimento iniziale, anche se presenta dei costi
di funzionamento (percentuale a transazione) più elevati di qualsiasi altro
sistema gestito internamente.
Volendo gestire in casa il sistema transazionale, occorre preventivare un
sensibile investimento in termini di progettazione e implementazione. Questa
fase è quasi sempre da delegare ad un'impresa specializzata che disponga del
know-how necessario a gestire la complessità. La terza fase è quella di
progetto e implementazione del sistema di database che gestisce le merci e gli
utenti. Anche in questo caso siamo in presenza di un progetto critico che può
essere effettuato a più livelli, soprattutto in funzione del tipo di soluzione
software che s'intende adottare. La quarta fase, quella conclusiva, è di
implementazione dell'e-shop, cioè la traduzione in pagine html dei concetti di
marketing e di comunicazione di tipo grafico e di integrazione con il sistema di
pagamento che include il carrello virtuale. Queste quattro fasi si svolgono in
maniera differente in funzione della piattaforma software scelta. In generale,
le scelte sono di tre tipi: pacchetto di commercio elettronico integrato che
mette a disposizione tutti gli elementi per lo sviluppo delle quattro fasi
elencate. Il costo può arrivare a circa dieci milioni di lire e dipende
essenzialmente dalla flessibilità nella definizione del database e nel sistema
transazionale adottato. Questi pacchetti offrono la possibilità di ottenere
risultati con un investimento relativamente basso in termini di consulenza per
lo sviluppo. Una seconda tipologia di software comprende tutte quelle soluzioni
molto costose adatte a realtà medio grandi. Sono piattaforme di sviluppo
integrate che permettono lo sviluppo anche di mall virtuali. Una terza soluzione
che richiede un investimento rilevante in termini di progetto e sviluppo, ma
permette di costruire il proprio e-shop senza limitazioni, è quella di optare
per una piattaforma software per la gestione delle base di dati e costruirci
attorno il negozio con le tecnologie più adatte (ASP, Java, C ecc). Tale scelta
è in sostanza priva di limitazioni e permette di costruire il proprio negozio
in piena libertà, raggiungendo risultati simili a quelli ottenibili con i
software di fascia alta. Tuttavia, questa soluzione non comprende l'aspetto
transazionale.
Nelle voci di costo per l'investimento infrastrutturale informatico devono
essere computate anche quelle relative alla registrazione del dominio e alla
gestione della pratiche burocratiche che si fondono nell'ambito gestionale/amministrativo.
L'ultima voce di costo da considerare è quella relativa alla sede fisica
dell'attività in termini di spazi, persone, costi fissi e di connettività. A
fronte di tutto ciò è possibile valutare, con riferimento al giro d'affari
previsto, la disponibilità di fondi e il rientro degli investimenti, nonché il
periodo di pareggio.
Quale
e-shop?
Cosa vuol dire
realizzare un e-shop: sostituire la propria rete di ventita? Integrarla con un
punto vendita virtuale? E chi, soprattutto, avrà il compito di realizzare l'e-shop?
L'evoluzione è
legata al cambiamento, ma nell'azienda il processo di cambiamento va dominato,
per non esserne dominati. Una delle prime cose da fare, quindi, quando si decide
di tentare il business elettronico, è definire quale sarà il ruolo della
fantomatica "e" nell'ambito del proprio lavoro, e chi dovrà occuparsi
del suo sviluppo. Non esiste, infatti, "un" negozio elettronico per
ogni azienda. Ogni azienda, al contrario, può scegliere tra numerose soluzioni,
rappresentanti probabilmente di scelte alternative e mutuamente esclusive, ma
comunque tutte potenzialmente valide. L'e-business non è una strada ad una
corsia, ma consente e necessita di sinergie con il business tradizionale,
effettuate a diverso livello. Ecco quindi che il commercio elettronico può
rappresentare, per l'azienda che decida di implementarlo nella sua struttura,
una integrazione alla rete di vendita tradizionale. In tal caso l'e-shop si
configurerà come un normale rivenditore (sia pure virtuale); avente come
territorio di competenza non una città o una regione, ma il dominio elettronico
della Rete. Oppure può configurarsi come una struttura di acquisizione ordini a
disposizione di tutta la rete di vendita, con la quale deve quindi integrarsi.
In alternativa, il negozio virtuale può arrivare a rappresentare, in una
strategia di medio o lungo periodo, il punto vendita principale (o unico) della
propria azienda; andando gradualmente a sostituire i punti vendita tradizionali.
In tutti i casi le reazioni da parte dell'infrastruttura esistente saranno forti,
e grandi dovranno essere gli sforzi per integrarla nella nuova struttura
aziendale. Struttura che, in ogni caso, non può viaggiare separata dal sistema
di gestione dell'e-commerce.
Definito il livello di interazione del sistema di vendita on-line con quello
tradizionale, è necessario definire come verrà gestito il nuovo sistema di
vendita, chi dovrà realizzarlo e con quali costi. A queste domande è possibile
rispondere dopo una attenta analisi degli elementi e dei punti di forza e di
debolezza di ognuna delle alternative possibili.
· Il negozio virtuale può essere gestito interamente con personale interno
alla struttura. In questo caso il controllo del sistema sarà totale. Per contro
sarà necessario disporre, all'interno della propria azienda, di personale
qualificato (e quindi costoso) in grado di gestire le diverse problematiche
connesse alla progettazione, alla realizzazione ed alla manutenzione di un
negozio virtuale.
· Altra alternativa possibile è quella di far riferimento a società esterne
che si occupino della realizzazione e della manutenzione tecnica del sistema,.
Adoperandosi affinché esso funzioni al massimo delle sue potenzialità ed
interagendo con personale dell'azienda per la gestione dei contenuti, dei prezzi,
degli aggiornamenti. Personale che potrebbe, con il tempo, farsi carico anche
della gestione tecnica ordinaria del sistema.
· Ulteriore soluzione è quella di affidare tutto il sistema in outsourcing, ad
una società che si occupi di realizzazione e gestione di negozi virtuali. Anche
in questo caso vantaggi e svantaggi sono evidenti: se da una parte si ha meno
controllo sull'iniziativa, dall'altra anche l'impegno è da profondere in
maniera minore, anche se in tal caso i risultati finali non dipenderanno dalla
propria azienda. E si sa, fidarsi è bene… La differenza tra i due sistemi di
gestione è evidente: un po' come giocare in borsa oppure investire in fondi
comuni.
In ognuno dei casi esemplificati è possibile demandare all'esterno alcun
elementi di carattere non strategico. La promozione delle azioni di marketing,
la registrazione presso i motori di ricerca o l'inserimento di nuovi contenuti
possono essere affidati a società o professionisti specializzati nei diversi
settori di competenza.
Anche la dislocazione fisica dell'hardware è funzione delle specifiche esigenze.
In considerazione dell'alto costo delle linee dedicate in Italia, quasi sempre
risulta conveniente dislocare il sito in housing presso un provider, riservando
magari una linea ISDN o un sistema ADSL ai collegamenti diretti, al fine di
poterne aggiornare i contenuti ed il catalogo. È comunque possibile, qualora se
ne presentasse l'esigenza, acquisire una linea dedicata, così da poter
installare i server del proprio negozio virtuale in una sala appositamente
predisposta (e.g. climatizzazione, controllo accessi, continuità
nell'erogazione di corrente elettrica, ecc.) all'interno della propria sede.
L'analisi
di prodotto e dei contenuti dell'e-shop
L'analisi di
prodotto è necessaria a definire gli elementi di marketing e la comunicazione
che concorrono al successo dell'e-shop
Com'è risaputo,
la comunicazione è fondamentale per il successo di un'operazione commerciale.
Per questo motivo è bene studiare con attenzione le caratteristiche del
prodotto o servizio che si intende vendere via web per supportare nel modo
migliore la vendita.
La prima considerazione che dovrebbe guidare il progetto di un e-shop è che, a
differenza di un negozio reale, nella nuova situazione di vendita non esiste un
interlocutore fisico in grado di rispondere alle domande del potenziale cliente.
La mancata risposta ad un quesito specifico, può essere il motivo determinante
di una vendita mancata. Per questo motivo è molto importante prevedere e
rispondere a qualsiasi dubbio o interrogativo che possa nascere nel potenziale
acquirente. Le informazioni possono essere suddivise in due aree: quelle
relative alla categoria merceologica e quelle del singolo prodotto. Queste
ultime sono le più immediate da produrre, mentre le prime devono considerare
aspetti di varia natura che dipendono dalla categoria merceologica. Il negozio
dovrebbe quindi contenere una documentazione accurata sull'utilizzo di ciò che
è venduto, sulle possibili applicazioni, sui limiti e su tutto ciò che serve
per precisare meglio al cliente gli aspetti inerenti al bene. Una sessione di
domande e risposte frequenti completa il quadro informativo. A questa struttura
di base dovrebbe affiancarsi un secondo livello informativo dalle
caratteristiche prettamente editoriali. In questo ambito si possono trovare i
link alle risorse in rete che trattano argomenti relativi al bene venduto a alle
sue applicazioni, nonché elementi di stretta attualità. Questo obiettivo è il
più impegnativo da raggiungere, in quanto richiede un intervento costante di
aggiornamento. Con un esempio si può chiarire meglio il concetto. Prendiamo un
e-shop che vende scarpe da ginnastica. Il primo livello informativo è relativo
alla singola scarpa e comprende la scheda di prodotto, le caratteristiche
tecniche ecc. Le informazioni relative alla categoria merceologica riguardano
invece le applicazioni sportive, l'uso, i consigli per la manutenzione, i
materiali impiegati ecc. Infine, le informazioni editoriali sono correlate a
settori attinenti alle scarpe da ginnastica: ad esempio delle notizie sulle gare
sportive. Come accennato, quest'ultimo tipo di informazione è la più onerosa
da produrre e gestire ma incrementa il traffico del sito e contribuisce a
catturare acquirenti occasionali. Questi, infatti, devono essere attirati dal
sito non solo per l'interesse verso il prodotto, ma perché nell'e-shop possono
trovare notizie interessanti. Se il contenuto editoriale è funzionale a questo
scopo, affinché l'incentivazione all'acquisto possa attecchire sul potenziale
cliente in transito, è necessario che l'home page dell'e-shop accolga
promozioni, offerte speciali o iniziative simili. Occorre non cedere alla
tentazione di riempire l'home page di prodotti ma di mirare bene le offerte
variandole spesso.
Le considerazioni precedenti devono essere calibrate ovviamente sul prodotto o
servizio venduto. Di ordine generale sono invece le regole per la costruzione
dell'e-shop. Il potenziale acquirente non deve registrare difficoltà nella
navigazione e tanto meno avere dubbi sui parametri principali che regolano la
vendita. In termini di facilità di navigazione, occorre che la strutturazione
dell'e-shop sia lineare e intuitiva. Un negozio virtuale non è, infatti, un
luogo virtuale di intrattenimento e deve essere progettato valorizzando al
massimo la velocità di navigazione e l'acquisizione delle informazioni. È bene
che il navigatore sappia sempre a che livello di consultazione si trovi, e che
il processo di acquisto sia connotato da brevi e precisi step operativi.
Un ultimo ma non meno importante ambito di progetto informativo riguarda le
informazioni di servizio. Queste, raccolte in un apposito indice sempre
accessibile, dovrebbero contenere tutte le informazioni sulle condizioni di
vendita e di utilizzo del sito stesso. Al compratore devono essere
immediatamente accessibili le informazioni circa le formule di acquisto, il tipo
le tecnologie e i sistemi di pagamento, le procedure di acquisto, la consegna
delle merci. A queste informazioni si dovrebbe aggiungere tutto ciò che è
inerente alle note legali, alle FAQ (Frequently Asked Questions, domande e
risposte frequenti) e una casella di e-mail cui poter scrivere. Un numero di
telefono (verde è meglio) completa l'e-shop nell'ottica della massima customer
satisfaction.
Il
software di gestione
La scelta
della soluzione software per il commercio elettronico dipende dal livello
d'investimento e dalla dimensione dell'e-shop
Tra le scelte che
contribuiranno al successo o al fallimento di un sistema di e-commerce, quella
relativa al software di gestione ha un ruolo centrale. Intorno ad esso, infatti,
viene costruita la struttura dell'e-shop.
Scegliere il software che costituisce l'infrastruttura del proprio negozio
virtuale, prima di tutto, vuol dire avere bene in mente la struttura stessa.
Dovranno essere, infatti, l'impostazione strutturale data al negozio e le sue
funzionalità a determinare la definizione della soluzione tecnica e non, come
invece spesso accade, il contrario.
Le soluzioni sul mercato dedicate alla realizzazione di e-shop sono numerose, e
spaziano da sistemi caratterizzati da un costo veramente contenuto a sistemi
molto avanzati, che possono avere un costo di diverse centinaia di milioni.
Le differenze di costo, naturalmente, sono funzione delle diverse
caratteristiche del sistema che si va a realizzare. Caratteristiche che in molti
casi risultano del tutto trasparenti all'utente finale (il visitatore del
negozio virtuale), che si limita a scorrere le pagine web selezionando i
prodotti desiderati e, nella maggior parte dei casi, inserendoli in un sistema
comunemente definito "shopping cart" (carrello della spesa).
Paradossalmente, soltanto una piccola parte delle caratteristiche visibili per
l'utente determinano il costo di una soluzione di e-commerce: il supporto per
cataloghi differenziati, magari in più lingue, la possibilità di effettuare
pagamenti in più valute. La maggior parte delle caratteristiche, infatti,
riguarda i sistemi di gestione che possono essere indicati con il generico nome
di "back office". La complessità (e quindi il costo) di una soluzione
rispetto ad un'altra dipende, infatti, per larga parte da come sono gestite le
procedure di aggiornamento del catalogo, di acquisizione degli ordini, di
interfacciamento con il sistema EDI dell'azienda che implementa il nuovo canale
di vendita. Al costo del pacchetto, è da tenere ben presente, è comunque
necessario aggiungere il costo relativo alla sua personalizzazione, variabile di
caso in caso e, in genere, tanto più alto quanto maggiore è il costo del
pacchetto.
È possibile suddividere genericamente il mercato dell'offerta di soluzioni per
l'e-commerce in tre categorie di software: i prodotti sotto i dieci milioni,
quelli aventi un costo compreso tra i dieci ed i venti milioni, quelli aventi un
costo superiore. È di difficile identificazione il limite massimo al quale può
arrivare il costo di una soluzione molto customizzata, che è definita "verticale".
I software facenti parte della prima categoria sono
caratterizzati da un'estrema semplicità nella fase di configurazione del
sistema.
Per contro tali pacchetti spesso non offrono funzioni avanzate, quali il calcolo
automatico delle spese di spedizione in funzione del mezzo utilizzato (DHL
piuttosto che espresso ecc.) o il supporto per sistemi di gestione del catalogo
e degli ordini particolarmente complessi. La gestione del catalogo, in genere,
è effettuata per mezzo di pagine web riservate agli amministratori, che possono
aggiungere, modificare o eliminare i prodotti e i listini direttamente on-line.
Della seconda categoria fanno parte soluzioni comunque pacchettizzate, ma dalle
caratteristiche leggermente più avanzate.
Difficilmente identificabile il costo delle soluzioni appartenenti alla terza
categoria. Esse, infatti, raramente possono essere implementate "as
is" (come sono) nella versione fornita dal produttore, ma necessitano di
profonde riconfigurazioni, in base alle esigenze specifiche. Si configurano
spesso più come piattaforme di sviluppo che come pacchetti preconfezionati,
nelle quali l'intervento di tecnici è decisivo. Si parte da alcune decine di
milioni, necessari per acquistare la soluzione di base di Microsoft (Site
Server) per arrivare a cifre che sfiorano i cento milioni (e sovente li superano
abbondantemente), per sistemi come quelli proposti da IBM, Informix, Oracle. La
scelta di una soluzione di questo tipo fa riferimento all'esigenza di rispondere
a caratteristiche ben precise e particolari, che vanno oltre le generiche
esigenze di un qualsiasi piccolo negozio virtuale. Tali soluzioni, in ogni caso,
sono destinate a chi intende investire nell'e-commerce diverse centinaia di
milioni, con l'obiettivo di creare un sito ad alto traffico e, quindi, con
un'infrastruttura tecnica che deve essere molto affidabile in condizioni di tipo
mission critical.
E-Shop:
la struttura
Quali sono le
sezioni da prevedere all'interno di un negozio virtuale? È sufficiente un buon
catalogo per fare di un e-shop un buon negozio virtuale?
Le mensole messe
al posto giusto, una intelligente disposizione della scaffalatura, un corretto
utilizzo degli spazi. Sono solo alcuni degli elementi distintivi di un buon
negozio; di un negozio che sia studiato per attrarre la potenziale clientela,
interessarla, spingerla all'acquisto. Non è un caso se negli autogrill, prima
di poter arrivare alla cassa per pagare un pacchetto di caramelle, è necessario
passare per una infinita rassegna di libri, giocattoli, dolciumi assortiti,
musicassette, e quant'altro è possibile presentare in un espositore. Entrati
per comprare un pacchetto di caramelle si finisce con il pagare con la carta di
credito.
Parimenti importante, quando si passa dagli shop agli "e-shop", è una
corretta definizione strutturale. Certo, non si parlerà in questo caso di
scaffalature ed espositori, ma piuttosto di alberi di navigazione e di lay-out
strutturali. Un buon negozio elettronico, insegnano gli esperti statunitensi,
per spingere l'utenza all'acquisto deve coniugare le "tre c" del
commercio elettronico: commerce, community e content - commercio, comunità e
contenuti. Ecco quindi che non sarà sufficiente inserire in un anonimo catalogo
elettronico le foto dei propri prodotti per vendere on-line. Per spingere
l'utente all'acquisto sarà necessario invece integrare ai puri contenuti
commerciali informazioni utili all'utente e strumenti di comunicazione, che
tendano a rendere meno freddo il mezzo telematico. Il tutto, naturalmente, in
una struttura attraente e bilanciata (un esempio di albero di navigazione, per
come descritto di seguito, è riportato in figura).
Tutte le informazioni che normalmente sarebbero fornite da un solerte commesso
devono quindi essere disponibili (e ben visibili) sul sito, così da
tranquillizzare l'utente rispondendo ai suoi dubbi (consci o meno) con dati
chiari e precisi.
In particolare sarà bene prevedere una sezione dedicata alle informazioni
relative ai prodotti venduti. Come sono stati realizzati, quali sono le loro
caratteristiche, quali i punti di forza; insomma tutto ciò che può contribuire
nel convincere l'utente circa la qualità del prodotto, e spingerlo quindi
all'acquisto. A queste informazioni, di carattere commerciale, è necessario
aggiungere le necessarie informazioni circa il diritto di recesso, le condizioni
di pagamento, i sistemi di delivery.
Alla sezione puramente informativa è bene affiancare una serie di servizi che
possono essere genericamente definiti di help desk, eventualmente suddividendo
ulteriormente quest'area in una zona dedicata ai servizi interattivi ed una
dedicata ai database di servizio. Tra i primi possiamo trovare e-mail del
servizio di assistenza, possibilità di accedere a forum di discussione con i
commenti degli altri utenti e degli esperti, servizi più avanzati di chat o
accesso a call center interattivi. I servizi informativi, invece, possono
includere elenchi di FAQ, suggerimenti sull'uso dei prodotti venduti, database
contenenti informazioni utili o di servizio.
È bene porre particolare attenzione alla struttura degli alberi di navigazione
dell'e-shop, che dovrà svilupparsi attorno al catalogo elettronico, o comunque
in maniera tale da fare continui riferimenti ai prodotti venduti. I sistemi di
navigazione dovranno essere sempre ben visibili, comprensibili, e tali da
permettere all'utente di muoversi agevolmente all'interno del sito. Tranne che
nella fase conclusiva dell'acquisto, nella quale dovrà essere minimizzata la
presenza di link esterni, che potrebbero "distrarre" l'utente e
distoglierlo dalla compilazione della form d'ordine.
Le
tecnologie ed i formati
Realizzare un
sito web vuol dire "scrivere" delle pagine che possano essere
visualizzate dal maggior numero possibile di utenti: quali le tecnologie, e
quali i limiti?
Non sarà certo
la dimensione dei muri o la tipologia del sistema di climatizzazione, ma anche
per la realizzazione di un negozio virtuale è necessario effettuare delle
scelte che mirino all'identificazione dei sistemi con i quali verranno "costruite"
le pagine del proprio sito. Da essi, infatti, dipende in buona parte la
fruibilità del sito stesso, e quindi la sua efficacia. Non bisogna dimenticare
che il web è la patria dell'immagine. Chi entra in un negozio virtuale, infatti,
per valutarne la serietà, e quindi l'affidabilità, non ha a disposizione che
l'immagine con la quale il negozio si presenta. L'e-shop con i migliori prodotti
non riuscirà a vendere nulla on-line, presentandosi con un sito nel quale siano
presenti soluzioni tecnologiche errate, o semplicemente male implementate. Forse,
paradossalmente, potrebbe essere vero il contrario. Attenzione: non si parla in
questo caso della pura "bellezza" delle pagine web, quanto piuttosto
della loro funzionalità. All'inizio della sua storia il web era popolato di
pagine bruttissime, ma velocissime da visualizzare. Erano i programmatori, i
"tecnici" del web, che si cimentavano come grafici. Arrivarono poi i
grafici, quelli veri. Ed iniziò l'era delle pagine bellissime, ma impossibili
da vedere, a causa dei tempi di caricamento. Entrambe, quelle descritte,
soluzioni sbagliate.
Fare comunicazione su Internet è un compito molto delicato, che non può essere
affidato a tecnici, o a grafici tradizionali. La grafica sul web segue delle
regole (quelle dettate dalla larghezza di banda) che vincolano gli sviluppatori
ad adottare soluzioni specifiche, ma che possono comunque dare ottimi risultati,
se correttamente implementate. L'HTML, con tutte le sue limitazioni, consente di
realizzare pagine estremamente attraenti, mantenendo velocità di caricamento
che evitano che l'utente, a metà della pagina, si stanchi di attendere e cambi
sito (e addio cliente!).
Naturalmente per far ciò è necessario conoscere i diversi formati utilizzabili
(e.g. il GIF per le immagini definite ma con pochi colori; il JPEG per le
immagini fotorealistiche, ma senza passaggi netti nei colori) e sapere quali
utilizzare per ottenere sempre i migliori risultati. È bene conoscere anche gli
"sviluppi" del semplice HTML, per capire quando implementarli senza
correre il rischio di rendere il proprio sito fruibile solo ad utenti dotati di
particolari configurazioni software. Non è un mistero che il DHTML (HTML
dinamico, il sistema che consente di ottenere pagine web animate) sia tutt'altro
che standard, e che la visualizzazione delle pagine scritte in questo linguaggio
sia fortemente dipendente dal tipo di browser utilizzato. Non bisogna lamentarsi
se in pochissimi accedono ad una sezione del proprio catalogo elettronico,
quando per farlo è necessario selezionare una voce da un menù dinamico
realizzato in DHTML …per visualizzare il quale è obbligatorio avere
l'ultimissima versione del browser installata!
Non si possono non considerare, inoltre, gli sviluppi della tecnologia, che
vedono centrale il ruolo di sistemi che si avviano a diventare standard de
facto. Prima tra tutte la tecnologia Flash della Macromedia, che consente di
ottenere siti dinamici ed estremamente rapidi da scaricare e visualizzare,
permettendo inoltre di realizzare pagine che siano indipendenti dai parametri di
risoluzione video utilizzati, sfruttando tecnologie di tipo vettoriale. Non si
possono inoltre non citare i sistemi che consentono di inviare audio e video sul
Web, come RealVideo o RealAudio, ormai universalmente diffusi.
Implementare tecnologie avanzate come Flash o DHTML può voler dire realizzare
versioni distinte del proprio sito, mettendo l'utente in grado di scegliere a
quale accedere. Una operazione che in alcuni casi può rivelarsi più semplice
di quanto si potrebbe immaginare, in considerazione del fatto che molti software
di gestione dell'e-commerce lavorano creando le pagine dinamicamente da dei
database. Ciò consente di non dover realizzare decine (o centinaia) di pagine
diverse, ma di limitarsi alla realizzazione - nei differenti formati - dei vari
lay-out di pagina.
Bilanciare l'innovazione tecnologica con l'effettiva diffusione delle tecnologie
stesse presso la propria utenza di riferimento, ponendo particolare attenzione
nel rendere il proprio sito comunque visibile anche a quanti non disponessero
delle ultimissime versioni del software di navigazione. Ma consentendo a quanti
si tengono aggiornati di fruire di contenuti multimediali che esprimano al
meglio le caratteristiche dei prodotti venduti. Un compito non certo facile, ma
indispensabile per la realizzazione di un sito di successo.
Il
problema logistico
La logistica
è un aspetto determinante per il successo dell'attività di vendita online e
influisce pesantemente sui costi dell'attività e sulla soddisfazione del
cliente
La gestione
logistica rappresenta una problematica strategico/operativa di grande rilevanza
nel commercio elettronico esattamente come nel commercio tradizionale. Anzi, con
il commercio elettronico la situazione si complica in quanto emergono aspetti
distributivi e organizzativi che nel commercio tradizionale possono essere
affrontati a più livelli e che sono risolti con infrastrutture concettualmente
ormai consolidate e sperimentate.
Ad esempio, il commerciante che desiderasse affiancare al canale tradizionale
del proprio punto vendita, quello elettronico espandendo la propria attività
all'estero, si troverebbe improvvisamente a dover affrontare le problematiche
doganali e di spedizione.
Nell'organizzazione del dispositivo logistico vi sono alcune aree operative
differenti nel caso i beni considerati siano di tipo digitale o di tipo
tradizionale. Ovviamente nel primo caso la semplificazione è massima e il
processo commerciale si può chiudere in Rete, consegna compresa.
La
logistica dei beni digitali
Con beni digitali si considerano tutti quei prodotti e servizi che possono
essere convertiti in informazione numerica e quindi veicolati nella Rete. I beni
digitali sono propri dei settori dell'informazione, della formazione,
dell'intrattenimento, del software e di alcuni servizi. In questo caso, il
prodotto di cui si parla, essendo codificabile in una sequenza di bit, può
essere trasmesso via Internet e scaricato dall'acquirente ovunque esso sia.
Tuttavia, in funzione del tipo di prodotto emergono diverse esigenze
infrastrutturali principalmente dipendenti dal grado di personalizzazione
consentito dal prodotto venduto. Infatti se il bene è altamente personalizzato,
al termine delle lavorazione può essere trasferito e successivamente
immagazzinato in un archivio oppure anche distrutto. Si pensi ad un servizio di
traduzione, di consulenza, di preventivazione o prenotazione. Dopo l'input del
cliente, terminata la fase produttiva, il bene/servizio richiesto può essere
trasmesso via e-mail o reso accessibile da una pagina Web. In questo caso i
costi logistici sono praticamente nulli anche nel caso il prodotto esca dai
confini nazionali. Al dispositivo logistico sono da imputare i soli costi della
gestione fiscale/legale correlata alla distribuzione (costi doganali, Iva e
imposte di esportazione o importazione).
Sempre nella categoria dei beni digitali vi sono prodotti che sono
caratterizzati da un livello di personalizzazione pressoché nullo. Si pensi ad
una galleria di immagine fotografiche a tema, a clip audio per produzioni
audio/video, a brandi musicali nonché libri o qualsiasi forma di
documentazione.
In questo caso è necessario predisporre l'infrastruttura informatica in modo
che permetta l'immagazzinamento e la distribuzione attraverso Web (o FTP). Il
server o i server devono essere dotati di memorie di massa molto capienti con
sistemi di backup e restore veloci. Anche in questo caso, i costi di trasporto
sono pressoché nulli (è solo il tempo di connessione al server del venditore a
rappresentare un costo ma quest'ultimo è imputabile al compratore), mentre sono
da valutare attentamente quelli di stoccaggio. In altre parole, ciò che nella
logistica tradizionale è inerente all'immagazzinamento dei beni e al loro
stoccaggio, nel commercio elettronico è analogo nella memorizzazione su
dispositivi di memoria di massa.
In definitiva, concludendo, la logistica dei beni digitali può essere suddivisa
in due aree: i beni personalizzati realizzati su commissione e poi eventualmente
stoccati fuori dall'infrastruttura di rete e i beni non personalizzati
acquistabili da qualsiasi cliente e sempre disponibili on-line. Nel primo caso,
il costo di immagazzinamento può essere molto piccolo, nel secondo deve essere
ben valutato e considerato.
La
logistica dei beni non digitali
La logistica
dei beni non digitali rispetto al commercio elettronico somma le problematiche
della logistica tradizionale a quelle relative alla consegna; non sono incluse
le problematica relative alla gestione e alimentazione del canale distributivo
fisico. Se l'attività di commercio elettronico è effettuata in parallelo
all'attività tradizionale, si rende necessario rafforzare l'impianto logistico
preesistente in previsione dell'incremento del giro di affari e considerare le
nuove problematiche relative alla spedizione delle merci. Se l'attività di
commercio elettronico non ha una controparte tradizionale, il dispositivo
logistico deve considerare precise voci di costo e beni infrastrutturali di tipo
vario tipo.
La prima voce di costo da considerare è sicuramente relativa al confezionamento
e all'imballaggio delle merci. In funzione di peso, dimensione, fragilità e
grado di deterioramento le soluzioni hanno complessità e costi differenti. Una
possibilità che è bene considerare è l'affidamento di questa fase all'esterno
dell'impresa sfruttando le molteplici offerte di outsourcing che imprese
specializzate mettono a disposizione. Spesso queste soluzioni permettono di
risparmiare notevolmente sui costi di avviamento e investimento e sono
notevolmente flessibili quando variano le esigenze di trattamento delle merci.
Per contro, alla lunga, possono manifestare costi più elevati rispetto a
soluzioni interne.
Un'altra voce di costo da considerare è quella di immagazzinamento. Valgono più
o meno le stesse considerazioni precedenti a cui occorre aggiungere le
problematiche relative alla gestione delle scorte, dei fine serie e al
riciclaggio dei materiali. Contrariamente al commercio di tipo tradizionale, il
commercio elettronico perfetto dovrebbe consentire l'azzeramento di questi
parametri permettendo la "produzione su richiesta"; tuttavia, anche se
vi è una notevole attenuazione delle risorse da investire in tal senso non è
possibile in pratica prescinderne totalmente.
Queste ultime voci di costo devono essere computate con quelle relative al
sistema di contabilità che deve fondersi con il backoffice dell'e-shop. Il
perfetto interfacciamento tra il sistema di vendita e quello di contabilità
consente di gestire non solo l'input/output efficacemente ma anche ridurre i
costi di approvvigionamento delle materie prime o dei componenti e automatizzare
sotto molti aspetti il processo produttivo.
Vi sono altre tre macro aree da considerate nel computo totale del dispositivo
di logistica. Il costo del personale adibito alla gestione delle merci che
spesso è utile raffinare in base a successive messe a punto dell'intera attività.
Da non sottovalutare i costi assicurativi: se il rischio di trasporto è elevato
(caso di beni dall'elevato valore intrinseco, veloce deteriorabilità o fragilità
dello stesso) è bene coprire la fase di mantenimento e spedizione con una
polizza assicurativa. Infine vi sono i costi di trasporto e consegna. Questa
fase è solitamente affidata a terze parti specializzati che offrono una
copertura del territorio in funzione dei tempi di consegna quasi sempre
poibitivi per la singola impresa che volesse affrontare questa fase in piena
autonomia.
Il test
del sistema e la messa on-line
La
realizzazione dell'ultima pagina del negozio virtuale non coincide con l'ultima
fase del lavoro. Manca infatti una delle fasi più importanti: l'attività di
test del sistema
Pensare che la
conclusione della realizzazione tecnica del sito e della sua implementazione
coincida con la fase finale del lavoro degli sviluppatori è un grave errore.
Soprattutto quando si tratta di un sito dedicato al commercio elettronico. Esso
implica un livello di complessità strutturale più alto di quello dei normali
web, coniugando le problematiche tipiche di un software con quelle
caratteristiche di uno strumento di comunicazione, quale può essere una
rivista; o una trasmissione televisiva.
Ogni software, prima di essere rilasciato al pubblico, Microsoft lo sa bene (!),
deve essere attentamente testato per verificare la presenza di bug o
malfunzionamenti. Essi, infatti, possono essere riscontrati solo a seguito di un
uso intenso e continuato del prodotto. Un negozio virtuale è composto da una
serie di software che interagiscono tra loro, grazie a numerose procedure e
diverse applicazioni che devono funzionare in maniera coordinata. È
fondamentale, quindi, testare attentamente il corretto funzionamento di tutte le
procedure e di tutti i sistemi che gestiscono l'infrastruttura di un negozio
virtuale. È quindi indispensabile una fase d test, nella quale assicurarsi che
il sistema di gestione dei pagamenti, il sistema editoriale, le procedure di
back office funzionino al meglio.
È molto più conveniente ritardare di qualche settimana l'apertura al pubblico
del proprio negozio, piuttosto che aprire rischiando di far trovare ai
visitatori crepe nella struttura.
Per quanto concerne il secondo punto, invece, vale il paragone sopra riportato.
Il sito è uno strumento di comunicazione: al pari di una rivista. E ogni
rivista che si rispetti esce con un numero 0. Un numero, in genere, a
distribuzione limitata, al quale segue una attenta analisi delle risposte degli
utenti e del loro coefficiente gradimento. Un negozio virtuale non va realizzato
secondo il gusto degli sviluppatori, quanto piuttosto secondo quello degli
utenti. Ed i gusti degli utenti possono essere verificati solo sul campo. Ecco
perché è essenziale accertarsi che la struttura realizzata riscuota il
gradimento della sua utenza potenziale. Per far ciò è necessario identificare
una utenza campione (che deve essere coinvolta anche nella fase di progettazione
del sistema) alla quale far provare il sistema. Da tali prove si potrà dedurre
quali sono i punti di forza e, al contrario, di debolezza della struttura
creata. Da un'attenta analisi dei percorsi di navigazione degli utenti sarà
possibile valutare le sezioni più visitate e quelle meno interessanti. Ci si
accorgerà di come alcuni elementi siano stati sovraenfatizzati, e di altri sia
stata sottovalutata l'importanza e l'attrattività. E, naturalmente, si dovrà
operare di conseguenza. Alla fine della prima fase di test sarà possibile
allineare meglio la struttura del sito con le esigenze riscontrate nell'utenza
campione, e verificare in maniera iterativa la nuova struttura, testandola
nuovamente su un'utenza campione.
Ancora una volta, è preferibile ritardare l'apertura di un negozio, piuttosto
che aprirlo con delle stigliature che allontanano l'utenza in quanto non
incontrano i suoi gusti.
Francesco
Oldani
Stefano Epifani |
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